Paesaggio unico, quello della mia terra,
dove la luce tinge con color più intensi
e l’aria dona un magico respiro.
Ovunque lo sguardo si soffermi,
nasce un sorriso di compiacimento
e dal fondo risalgono ricordi mai sopiti
e grida gioiose d’infanti in crocchi.
Nelle campagne, cinte da muri a secco,
di sassi, castoni l’un dell’altro,
sorgono,come per mano di dei, case rurali,
fresche d’ombra e di muschio odorose.
Da circolare base, s’alzano le grosse pietre,
a formar parete, nel sostener calotta,
anch’essa ad incastro,
per lavor d’abile maestro.
Umili dimore, contro cui posavano
le stanche schiene i nostri padri,
per attutir calura e stemperar fatica,
ascoltar di streghe e di misteri, d’intrighi e lotte.
Ancora oggi, se ascolti, in total silenzio,
senti voci narrar di gnomi burloni,
di amori, tradimenti e d’anime vaganti.
Quanto mistero e fantasia
lievitava il nostro pensar d’allora!
(sugg. da Luigi Maggio)
dove la luce tinge con color più intensi
e l’aria dona un magico respiro.
Ovunque lo sguardo si soffermi,
nasce un sorriso di compiacimento
e dal fondo risalgono ricordi mai sopiti
e grida gioiose d’infanti in crocchi.
Nelle campagne, cinte da muri a secco,
di sassi, castoni l’un dell’altro,
sorgono,come per mano di dei, case rurali,
fresche d’ombra e di muschio odorose.
Da circolare base, s’alzano le grosse pietre,
a formar parete, nel sostener calotta,
anch’essa ad incastro,
per lavor d’abile maestro.
Umili dimore, contro cui posavano
le stanche schiene i nostri padri,
per attutir calura e stemperar fatica,
ascoltar di streghe e di misteri, d’intrighi e lotte.
Ancora oggi, se ascolti, in total silenzio,
senti voci narrar di gnomi burloni,
di amori, tradimenti e d’anime vaganti.
Quanto mistero e fantasia
lievitava il nostro pensar d’allora!
(sugg. da Luigi Maggio)